Povertà energetica: le problematiche della implementazione di un meccanismo formale nelle Comunità Energetiche
A cura di: M. Annunziato, A. Bertelli
Riprendiamo il percorso intrapreso con gli articoli pubblicati sul sito della CCIAA di Sassari https://www.ss.camcom.it/notizie in materia di comunità energetiche rinnovabili.
L'ultimo di questi aveva introdotto il tema della povertà energetica, inquadrandone i presupposti giuridici e la dimensione sociale, ed aveva evidenziato che le Comunità Energetiche possono essere un valido strumento per introdurre dei meccanismi di mitigazione della povertà energetica, in particolare nelle CER cosiddette “ad impatto sociale” (“CERS” o “CERIS”).
Il tema è divenuto di stringente attualità a causa della rapida mutazione climatica evidenziando grandi aree di vulnerabilità in relazione all’aumento delle temperature nel periodo estivo.
Come sappiamo le Comunità Energetiche, se ben gestite, consentono di ottenere incentivi che possono essere ridistribuiti anche secondo modalità che riducano le situazioni di povertà energetica.
Una CERS o una CERIS che intenda affrontare il tema della povertà energetica deve individuare ed approvare criteri e modalità di calcolo che consentano un’equa distribuzione degli incentivi conseguente alla scelta effettuata. Si tratta di una implementazione non è facile perché ci sono molte variabili in gioco che rischiano di rendere arbitraria la scelta dei fruitori di tali aiuti.
Il punto di partenza è rappresentato dalla interpretazione della definizione giuridica di “povertà energetica” (capo I, art. 2, n. 52 delle Direttive 2023/1791 e 2024/1275 UE) che, come evidenziato nel precedente articolo, consiste nella “impossibilità per una famiglia di accedere a servizi energetici essenziali che forniscono livelli basilari e standard dignitosi di vita e salute, compresa un’erogazione adeguata di riscaldamento, acqua calda, raffrescamento, illuminazione ed energia per alimentare gli apparecchi, (…) a causa di una combinazione di fattori, tra cui almeno l’inaccessibilità economica, un reddito disponibile insufficiente, spese elevate per l’energia e la scarsa efficienza energetica delle abitazioni”
La definizione di povertà energetica proposta dalla UE mette in luce anche aspetti che trascendono la sfera individuale e non si esauriscono nel rapporto tra reddito e spesa per le bollette, per ricomprendere e combinarsi con contesti familiari, culturali, territoriali, sociali. Un esame sul territorio delle situazioni di vulnerabilità può essere focalizzato su quartieri, fasce d’età ed aree particolarmente disagiate. Per questo la povertà può avere un angolo visuale ed un approccio più complessivo ed integrato. In questo caso le tipologie d’intervento possono rivolgersi ad iniziative di educazione alla corretta gestione energetica o ad interventi infrastrutturali e di organizzazione di servizi nel territorio.
Il primo problema che ci si trova ad affrontare è come definire un “indice di povertà energetica” in base al quale poter classificare le famiglie (corrispondenti ai “pod” nel caso delle CER) in condizioni di povertà energetica e verso queste mirare i fondi degli incentivi CER da investire su questo tema.
Il presente articolo intende individuare metodologie ed indici riferite ad individui e famiglie. Rimane sullo sfondo la dimensione sociale della povertà energetica, quest’ultima riferita alle differenti localizzazioni degli individui (aree urbane/aree rurali, grandi città/piccoli centri, centri storici/ periferie...), alle condizioni lavorative ed alle possibilità di raggiungerle con mezzi di trasporto adeguate, alla presenza o meno di aree a verde, di strutture pubbliche dotate di confort, di servizi sociali..... Questo secondo livello di indice di povertà energetica può essere affrontato attraverso conseguenti politiche di riqualificazione e rigenerazione territoriale accompagnate da indici e controlli e, per quanto riguarda le attività lavorative, integrazioni dei contratti collettivi nazionali di lavoro.
Per gli indici oggetto di questo articolo si possono seguire due approcci: un approccio basato sul reddito ed un approccio basato sulla prestazione energetica.
L’indice di povertà energetica: l’approccio basato sul reddito
Nel primo caso si calcola il rapporto tra spesa energetica e reddito classificando come “condizione di povertà energetica” la condizione in cui la spesa energetica supera una determinata soglia percentuale (ad esempio il 10 %). L’implementazione di questo metodo è semplice e fa riferimento all’ISEE ed al consumo/costo annuale deducibile dalle bollette (elettricità + gas) entrambi facilmente reperibili in una CER. La sua rappresentatività è però dubbia perchè il rapporto potrebbe essere elevato anche in presenza di un alto reddito, quindi non connesso a scarsa disponibilità economica.
Un metodo alternativo è quello del LICH (Low Income High cost) basato sulla contemporaneità di due condizioni: 1) la spesa energetica è superiore alla media (o “mediana”) del valore nazionale (cioè, spende di più della media delle famiglie) e 2) il reddito, al netto delle spese energetiche, è inferiore alla soglia di povertà nazionale. E’ un criterio stringente che potrebbe essere rilassato nel caso in cui si calcoli le medie statistiche non sul valore nazionale ma sui valori medi della comunità.
Il difetto di tale approccio è che richiede la fornitura di dati altamente sensibili come l’ISEE, talvolta di non facile accesso per cittadini con poca conoscenza informatica costretti a ricorrere ad un CAF, ed infine in qualche caso non realmente rappresentativi della condizione economica. Inoltre non tiene conto della condizione strutturale dell’edificio.
L’indice di povertà energetica: l’approccio basato sulla prestazione energetica
Il secondo metodo può essere implementato basandosi sulla valutazione della efficienza energetica della abitazione indipendentemente dal reddito. Nello specifico, si calcola l’IPE (Indice di prestazione energetica in kwh/m2) che può essere ottenuto dividendo il consumo energetico annuale per i metri quadri della abitazione confrontandolo poi con soglie differenziate a seconda della classe energetica dell’edificio. Poiché si presuppone che la Comunità si trovi sullo stesso territorio e quindi nelle stesse condizioni ambientali, l’indice così calcolato ci può restituire una risposta del tipo: “se l’IPE è al disotto della soglia prevista per la specifica classe energetica di quella abitazione vuol dire che non è sufficientemente riscaldato”.
Questa metodologia ha in se alcuni limiti connessi alla disponibilità economica della famiglia in quanto prescinde dal reddito (ISEE, affitto o proprietà) e dal valore della abitazione (i.e. dimensioni, disponibilità di fotovoltaico, classe energetica, condizioni strutturali critiche). Inoltre è possibile che si tratti di una abitazione secondaria e quindi con basso consumo in quanto non abitata per gran parte dell’anno. Pertanto l’indice non è connesso alla quantità di tempo in cui sono realmente presenti persone.
Per integrare questo approccio si può far uso di sensoristica (temperatura, umidità, presenza) che permetterebbe di valutare il comfort della abitazione in presenza di persone. Questo permette di superare alcuni limiti connessi all’uso dell’IPE e delle classi energetiche, integrerebbe il tema delle criticità strutturali e della presenza. Va però osservato che la sensoristica ha un costo (100-200 euro), che seppur basso, potrebbe non essere accessibile alle famiglie in povertà energetica. In questo caso dovrebbe essere la CER stessa a sostenere questa spesa sulla base di una prima selezione.
Un approccio misto basato su reddito e prestazione energetica
Come abbiamo visto non esiste un metodo efficace in tutti i casi ed i metodi presentati manifestano lacune. Il problema quindi non è trovare il metodo perfetto ma ridurre le lacune dei metodi illustrati. Questa via potrebbe essere trovata fondendo i due metodi in un approccio misto.
Un esempio potrebbe essere l’utilizzo del metodo basato sulla prestazione energetica utilizzando il reddito come parametro di soglia di esclusione dal beneficio.
Ad esempio dalla graduatoria dei candidati potrebbero essere esclusi i membri che hanno l’ISEE superiore ad una determinata soglia. Altre soglie di esclusione potrebbero essere costruite sulla classe energetica, sul rapporto tra dimensioni ed abitanti della casa, sulla classificazione di seconda casa, sulla disponibilità di un impianto fotovoltaico, sulla proprietà della abitazione. Scelte che competono alla assemblea dei membri della CER in funzione delle loro specifiche caratteristiche.
Tipologia di intervento
Una volta stabilità una graduatoria dell’indice di povertà, occorre stabilire che tipo di intervento fare, in quale intensità e fino a quanti membri primi in graduatoria è esteso il beneficio (che dipende dal costo del singolo intervento e dalla entità degli incentivi che la CER mette a disposizione per la mitigazione della povertà energetica).
L’intervento più tradizionale consiste nell’assegnare un budget in denaro ai primi n “classificati” nella graduatoria. Questo metodo richiede la definizione di un “algoritmo” che ripartisce il budget disponibile tra i beneficiari. Il premio infatti potrebbe essere fisso per tutti i beneficiari oppure essere correlato al valore dell’indice di povertà energetica. Potrebbe essere inoltre limitato al costo delle bollette energetiche.
La distribuzione del premio in denaro potrebbe non essere l’unico modello di intervento. Altre tipologie di intervento potrebbero consistere nella installazione di un piccolo impianto fotovoltaico (molto costosa ma che aumenta la disponibilità di rinnovabile nella CER) o sistemi di monitoraggio ed automazione (sistemi smart home meno costosi ma che riducono la bolletta in percentuale minore) o sostituzione di elettrodomestici obsoleti o installazione di pompe di calore.
Conclusione
Come già sottolineato nell’articolo, il tema della implementazione di meccanismi formali di mitigazione della povertà energetica nelle CER è complesso ed ancora oggi oggetto di ricerca e sperimentazione delle soluzioni più idonee. Non esiste un metodo “perfetto” ma esistono soluzioni parziali che possono essere migliorate ibridizzando i vari approcci.
In ogni caso ci sono fattori importanti da considerare quali la facilità di implementazione dell’approccio ed i relativi costi. La facilità di implementazione e gestione deve tener conto del “digital divide” che opprime le fasce di cittadini più anziani in condizione di povertà energetica ed il grande tema della gestione di dati sensibili cui questi metodi sono esposti.
In questo senso la adozione di tecnologie di monitoraggio automatizzato (i.e. dispositivi utente e piattaforme IoT, (vedi articolo (link)) e questionari online possono semplificare molto la gestione senza la necessità di una continua richiesta di dati e bollette ai membri ed una maggiore sicurezza nella gestione dei dati sensibili.